Mito e realtà dell'Acqua Non Fatturata (NRW) – spiegati con chiarezza, nel rispetto del lavoro dei tecnici dei gestori idrici.
Si sente dire spesso che oltre un quarto dell'acqua immessa nelle condotte e nelle reti di distribuzione dei gestori idrici «scompare» prima di arrivare agli utenti. In Ungheria questo significa che, su 650 milioni di metri cubi d'acqua, ne scompaiono 160–170 milioni.
Questo dato – in Europa il valore si aggira effettivamente intorno a un quarto del volume immesso in rete – è di per sé corretto, ma il quadro che sta dietro viene spesso frainteso: l'acqua non scompare alla lettera, e non è nemmeno detto che vada sprecata inutilmente. Il punto, in sostanza, è che non viene fatturata.
In parole più semplici: una parte dell'acqua immessa in rete si disperde davvero, mentre una parte paragonabile viene effettivamente utilizzata – solo che i gestori idrici non ne percepiscono alcun ricavo tariffario.
È importante inquadrare correttamente i concetti, affinché tutti possano comprendere il lavoro e il servizio dei tecnici dei gestori idrici.
Il settore chiama Acqua Non Fatturata (in inglese Non-Revenue Water, NRW) il volume d'acqua che viene immesso in rete ma non genera ricavi da fatturazione. Si compone essenzialmente di due parti molto diverse tra loro – e solo una delle due corrisponde alle perdite reali, cioè al volume effettivamente fuoriuscito e disperso.
L'acqua effettivamente fuoriuscita e dispersa: rotture delle condotte, perdite occulte, giunti non a tenuta. Secondo la prassi consolidata del settore rappresentano la quota maggiore delle perdite.
Volumi consumati ma non fatturati, oltre alle perdite derivanti da imprecisioni di misura ed errori amministrativi.
Sia le perdite reali sia quelle apparenti si articolano in più componenti; i due criteri più importanti sono il consumo autorizzato e il consumo non autorizzato.
Rientrano nel consumo autorizzato, ad esempio, l'acqua impiegata per lo spegnimento degli incendi, il lavaggio delle condotte durante la manutenzione o alcuni usi di pubblica utilità. Quest'acqua viene effettivamente utilizzata: semplicemente non sempre, e non per l'intero volume, le corrisponde una fattura – non si tratta quindi in alcun modo di acqua «scomparsa». Anche il consumo non autorizzato arriva all'utente, ma in questo caso è l'utente stesso a cercare di sottrarsi alla fatturazione.
Anche l'imprecisione di misura non riguarda semplicemente il fatto che gli strumenti siano obsoleti o inadeguati, bensì il dato di fatto che ogni misurazione contiene un errore. Proprio per ridurre questo errore, in Ungheria i contatori d'acqua devono essere sostituiti ogni 8 anni – anzi, per le grandi utenze la sostituzione può avvenire anche con cadenza annuale. Anche i contatori più recenti e moderni hanno un proprio errore massimo ammissibile, perché non è indifferente quale volume debba essere misurato e in quali condizioni.
Non da ultimo, tra le perdite apparenti rientrano anche le perdite amministrative: ad esempio quando non è possibile leggere un contatore, quando per qualche motivo l'utente non riceve la fattura, oppure quando la fatturazione non è corretta per un semplice errore amministrativo.
La risposta precisa è: no. La stragrande maggioranza dell'acqua immessa in rete arriva da qualche parte – all'utente (solo che non viene contabilizzata con precisione), oppure a un impiego utile e autorizzato (spegnimento degli incendi, lavaggio delle condotte). Di acqua effettivamente dispersa, finita nel terreno, si può parlare solo nel caso delle perdite reali, che dell'NRW rappresentano di norma la quota maggiore, ma non la totalità.
Questa distinzione è importante perché riparare una condotta che perde richiede un intervento del tutto diverso rispetto alla sostituzione di un contatore obsoleto o alla correzione di un errore amministrativo – eppure entrambi rientrano nella stessa categoria statistica, quella dell'NRW.
A livello mondiale, in media, circa il 30% dell'acqua immessa in rete diventa Acqua Non Fatturata, mentre in Europa la media è di circa il 25%. Il valore presenta una dispersione molto ampia da Paese a Paese – e persino all'interno dello stesso Paese: in alcuni casi la quota si aggira intorno al 5%, altrove può superare il 60%.
Le forti differenze dipendono di norma dall'età e dallo stato dell'infrastruttura, dal livello di gestione della rete, dalla regolarità delle letture dei contatori, dall'accuratezza della misurazione e da quanto un determinato Paese investa consapevolmente nella riduzione delle perdite.
Per intervenire con precisione è indispensabile una misurazione continua e in tempo reale: solo così è possibile individuare ed eliminare nel minor tempo possibile i guasti che si presentano nella nostra rete interna.
Il dispositivo di acquisizione dati installato sul contatore consente un controllo continuo: non solo permette di rilevare tempestivamente i guasti, ma rende tracciabili anche le abitudini di consumo e i volumi d'acqua effettivamente consumati, facendo emergere le opportunità di risparmio. Nel caso delle utenze industriali si evidenziano con chiarezza i prelievi contemporanei di grande entità, che non gravano solo sulla rete interna, ma sull'intero sistema di distribuzione.
Le soluzioni IoT di WaterScope permettono di monitorare i consumi e di vedere con precisione che cosa accade nella rete, senza Wi-Fi e senza rete cablata.
I moduli intelligenti di misurazione dei consumi, installati sui contatori esistenti, monitorano di continuo il consumo effettivo e inviano un allarme automatico in caso di consumi anomali o di perdite persistenti. Grazie ai dispositivi intelligenti, al posto della sensazione generica che «l'acqua sparisce» e che «la bolletta è alta», si sa con precisione quanta acqua viene realmente dispersa e quanta ne viene effettivamente utilizzata dall'utente.
Questi dati supportano anche il lavoro del gestore idrico, perché diventa visibile se l'acqua «semplicemente» non è contabilizzata con precisione oppure se è stata effettivamente consumata – con l'informazione aggiuntiva su quando e in quale quantità. Su questa base è possibile prendere decisioni di investimento fondate.
| Si perde davvero un quarto dell'acqua? | Non alla lettera. La maggior parte dell'Acqua Non Fatturata arriva da qualche parte, semplicemente non viene contabilizzata con precisione; solo una parte è acqua effettivamente dispersa. |
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| Perché l'NRW non può essere pari a zero? | Al di sotto di un certo livello – il cosiddetto livello economico delle perdite (ELL, Economic Level of Leakage) – il costo di un'ulteriore riduzione supera il valore del risparmio ottenuto. |
| Come fanno i gestori idrici a sapere qual è il rapporto tra perdite reali e perdite apparenti? | Servono un'analisi periodica del bilancio idrico e un monitoraggio continuo della rete. |
L'affermazione secondo cui «un quarto dell'acqua scompare» non è lontana dalla realtà sul piano numerico, ma diventa fuorviante se presa alla lettera. Una parte rilevante dell'Acqua Non Fatturata è acqua effettivamente utilizzata, oppure non fatturata solo per un errore di contabilizzazione, e soltanto una quota – per quanto importante – è una perdita reale, dispersa.
Conoscere con precisione questo rapporto, sulla base di una misurazione continua, è il presupposto di ogni programma di riduzione delle perdite idriche efficace ed efficiente sotto il profilo dei costi.
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Scriveteci: i nostri esperti vi aiuteranno a stabilire quanta parte delle perdite della vostra rete è reale e quanta è apparente – e con quali interventi ridurle.